10 azioni per portare l’Italia nell’economia digitale

Sono necessarie 10 azioni per portare l'Italia al centro dell'economia digitale: se ne è parlato alla Camera dei Deputati nel corso del "WWWorkers Camp".

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Economia Digitale
Economia Digitale, credits: https://www.key4biz.it/files/000269/00026988.jpg

Wwworkers Camp, l’evento promosso dalla comunity wwworkers.it, ha dato la parola ai lavoratori della rete che, alla Camera dei Deputati, hanno interrogato la politica su dieci azioni riguardanti la connettività, la cultura digitale e il welfare: punti fondamentali che consentirebbero all’Italia l’ingresso nell’economia digitale L’iniziativa della community wwworkers.it non è soltanto una battaglia vinta con successo dai giovani lavoratori della rete; si è trattata di una vera e propria campagna sostenuta a gran voce dalle autorità ma anche dai grandi colossi mondiali: a cominciare dall’Intergruppo Parlamentare Innovazione, sino ai giganti del calibro di Google, Facebook, eBay, la technical partnership di MailUp e addirittura la partnership di Ambasciata USA in Italia e poi ancora i Giovani delle organizzazioni di categoria CNA, Coldiretti, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, la media-partnership di Rainews e Metro.

Quali sono le 10 azioni per portare l’Italia nell’economia digitale?

Azione 1. Erodere il digital divide

Azione 1
Azione 1, credits: ilquotidianoitaliano.com

Sostenere la spinta per la copertura nazionale di servizi con banda larga e ultralarga, anche in realtà geografiche lontane dai contesti metropolitani, attraverso investimenti pubblici e incentivi a quelli privati.

Azione 2. Pensare al wi-fi come la toilette

Azione 2
Azione 2, credits: ilquotidianoitaliano.com

Promuovere l’obbligo per gli esercizi pubblici di rendere la connessione wi-fi disponibile e pubblica, come avviene oggi per i servizi igienici.

Azione 3. Alfabetizzare al digitale

Azione 3
Azione 3, credits: ilquotidianoitaliano.com

Promuovere un piano per l’alfabetizzazione digitale, coinvolgendo il terzo settore, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, per far sì che tutti i cittadini colgano le opportunità della rete. Promuovere corsi “blended” (in aula e online) e l’apertura di sportelli informativi per fornire servizi concreti su come lavorare in rete.

Azione 4. Digitalizzare il made in Italy

Azione 4
Azione 4, credits: ilquotidianoitaliano.com

Le tecnologie digitali rappresentano un’occasione per le Piccole e Medie Imprese per rafforzare la collaborazione e raggiungere i mercati, ma spesso queste aziende non hanno le risorse – economiche e di conoscenza – per cogliere le opportunità. Servono incentivi alla creazione di reti digitali tra le imprese, volte alla collaborazione e all’internazionalizzazione, anche attraverso la messa in comune di banche dati e scambi tra realtà differenti.

Azione 5. Liberare l’e-commerce

Azione 5
Azione 5, credits: ilquotidianoitaliano.com

Il commercio elettronico è ancora troppo pensato intorno ai canali tradizionali. Ciò crea confusione e rallentamenti. È necessario semplificare la normativa sull’e-commerce e prevedere specifici incentivi per le imprese che avviano questa attività.

Azione 6. Ascoltare la rete, adottando le tecnologie

Azione 6
Azione 6, credits: ilquotidianoitaliano.com

Il settore legato all’economia digitale è trasversale ai differenti settori produttivi e spesso escluso dai meccanismi di concertazione. Aprire la discussione pubblica a queste realtà permetterebbe di programmare politiche più attente alle innovazioni.

Azione 7. Ciò che è prodotto con soldi pubblici, deve essere pubblico e in rete

Azione 7
Azione 7, credits: ilquotidianoitaliano.com

Il sapere prodotto nelle università, la cultura sostenuta da fondi pubblici, i dati elaborati dalla Pubblica Amministrazione devono essere accessibili a tutti e utilizzabili per promuovere attività economiche. Occorre che si scelga l’open data per trasparenza, semplificazione e miglioramento dei servizi al cittadino.

Azione 8. Il telelavoro come diritto

Azione 8
Azione 8, credits: ilquotidianoitaliano.com

Introdurre la modalità di lavoro in remoto per tutte le attività per cui è tecnicamente possibile, almeno per una parte del monte ore. In questo modo si favorirebbe il “work-life balance”, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, si spingerebbe l’innovazione delle imprese e si abbatterebbero i costi ambientali e strutturali legati agli spostamenti casa-lavoro.

Azione 9. Ripensare il welfare nell’ecosistema digitale

Azione 9
Azione 9, credits: ilquotidianoitaliano.com

Istituire il diritto ad una pensione di base per tutti i lavoratori a seguito della cessazione dell’attività lavorativa. Istituire una indennità di maternità universale, superando la logica delle tutele esclusivamente legate al lavoro subordinato. Proporre un salario minimo garantito per le attività parasubordinate per cui non valgono i minimi definiti dalla contrattazione collettiva. Promuovere la diminuzione del carico fiscale contributivo per i lavoratori autonomi.

Azione 10. Dare spazio (e ripensare lo spazio) per le nuove imprese

Azione 10
Azione 10, credits: ilquotidianoitaliano.com

Fornire in locazione agevolata immobili inutilizzati della Pubblica Amministrazione, in modo da creare spazi di co-working per start up innovative e legate al mondo digitale.

Riepilogo
Il punto della situazione sulle 10 azioni: in verde quelle già approvate, in giallo quelle in corso di approvazione mentre in rosso vediamo le azioni che non vengono ancora discusse. Fonte: http://wwworkers.it/pagine/10-azioni

L’Italia ha ben 7 semafori gialli e nell’UE è il paese più indietro nella digitalizzazione:  la mancanza di infrastrutture adeguate, insieme a fattori economici, è tra le cause di un utilizzo ridotto della rete.

“Tra i grandi paesi europei, l’Italia è quello più indietro sul fronte della digitalizzazione. La mancanza di infrastrutture adeguate è tra le cause, insieme a fattori economici e culturali, di un utilizzo estremamente ridotto della rete da parte della popolazione. Nel 2015, soltanto polacchi e lituani utilizzavano Internet meno degli italiani. Dal 2013 ad oggi è possibile vedere alcuni timidi segnali di cambiamento che non rappresentano ancora un’inversione di tendenza, ma che sembrano andare nella giusta direzione. Gli ambiti nei quali i progetti delle istituzioni sembrano più ambiziosi sono l’estensione della copertura della banda larga e la digitalizzazione della scuola.” – scrivono Davide Maria De Luca e Giovanni Zagni nella Pagella Politica per Wwworkers.it 2016.

Le novità

Per la banda larga il governo ha già stanziato 2,2 miliardi di euro da spendere in quelle aree dove non è economicamente conveniente, per le aziende private, portare la banda larga. Per la scuola invece c’è un miliardo di euro per il piano 2016-2020, una cifra di scala superiore a tutti gli interventi precedenti. “Ci sono state alcune significative liberalizzazioni e semplificazioni sull’accesso al wi-fi nei luoghi pubblici, che a loro volta hanno prodotto un notevole aumento nella presenza di hotspot wi-fi in luoghi pubblici” – scrviono ancora De Luca e Zagni – “l’Iva sui prodotti di editoria digitale è stata adeguata a quella sui cartacei, anche se sono mancati interventi di più ampia liberalizzazione. Il Senato sta per licenziare due riforme per regolamentare lo smart working, per la quale diversi parlamentari hanno mostrato molto interesse”.

Molti di questi progetti, però, sono ancora nelle loro prime fasi. Il sistema Italia ha sempre mostrato una certa resilienza al cambiamento e per vedere se e quanto le nuove riforme avranno attecchito bisognerà aspettare l’autunno 2016, quando le istituzioni faranno il primo punto sui risultati ottenuti dai diversi progetti di riforma, come quello della scuola.

Fratelli Florio
I fratelli Marco e Alessandro Florio di iDROwash

Alla Camera dei Deputati c’erano anche i ragazzi della startup iDROwash; i due fratelli veronesi hanno raccontato all’intergruppo parlamentare all’innovazione la loro storia, quelli di “artigiani digitali del pulito” (come si definiscono loro) e interrogato la politica sulle misure più urgenti necessarie per portare l’Italia nell’economia digitale.

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