Le catastrofi

Da un punto di vista assicurativo, possono essere suddivise in due categorie in base all’evento che le ha causate.

Si parla di catastrofi naturali, quando sono causate dalla devastante forza della natura (terremoti, eruzioni vulcaniche, valanghe, inondazioni) e per le quali l’entità dei danni è correlata alle misure di prevenzione adottate. Al contrario, le catastrofi tecniche (incendi industriali, disastri aerei o ferroviari, inquinamento del suolo) sono provocate dallo svolgimento di particolari attività umane.

La nostra attenzione si soffermerà sulle catastrofi naturali (bassa frequenza, alto impatto distruttivo) le quali, non soddisfacendo l’indipendenza stocastica, non consentono di beneficiare di una diversificazione.

A metà degli anni Novanta, dopo il verificarsi dell’uragano Andrew (Florida-1992) e del terremoto di Northridge (Los Angeles-1994), il settore assicurativo concentra la propria attenzione sull’impatto finanziario delle grandi catastrofi. Fanno così la loro prima apparizione i cosiddetti “Cat bond”.

Cat bond: in cosa consistono?

I Cat bond rappresentano l’espressione stenografica di “Catastrophe bond”, conosciuti anche come “obbligazioni-catastrofe”. Queste trasferiscono determinati tipi di rischio (esattamente i rischi legati alle catastrofi naturali) dal mercato assicurativo al mercato dei capitali, offrendo dunque una diversificazione del rischio.

Entrando più nello specifico, i Cat bond sono obbligazioni che pagano una cedola, costituita da una componente variabile legata ai tassi di mercato (Euribor, Libor), e da una componente fissa di spread correlata al rischio coperto, presentando un’elevata probabilità di rendimenti superiori a quelli del mercato.

Essi sono emessi al fine di costituire una fonte di finanziamento per perdite derivanti da eventi dannosi e presentano la seguente caratteristica primaria: al verificarsi degli eventi dannosi, nei limiti stabiliti dal contratto, i sottoscrittori devono sostenere una decurtazione delle proprie entrate in misura proporzionale alle perdite.

Questi titoli atipici, emessi dal settore assicurativo, pagano sì cedole periodiche, ma rimborsano l’intero capitale alla scadenza solo nei casi in cui non si verifichi nessuno degli eventi per i quali sono stati emessi (le compagnie assicurative lasciano all’investitore il rischio degli indennizzi, invece questi ultimi “scommettono” che tali Catastrofi non si verificheranno).

Quali sono i rischi legati a questa classe di asset?

Il rischio più facilmente individuabile è che il verificarsi di un grave evento naturale porti a gravi perdite nel settore assicurativo.

Un ultimo sguardo sui Cat bond ci porta a evidenziare come, nonostante questi ultimi rappresentino soluzioni finanziarie, la correlazione con le normali obbligazioni (o con le azioni) è praticamente nulla, tanto che sono fatti rientrare nella categoria degli zero-beta asset (categoria di attività che non presenta correlazione con il mercato azionario). In Italia, l’utilizzo di questa importante soluzione assicurativa è ancora poco diffusa, nonostante il Paese presente un elevato rischio idrogeologico, sismico e diversi vulcani ancora attivi. La mancanza è da imputare innanzitutto alla minor frequenza di rischi catastrofici (rispetto al Nord Europa o U.S.A), nonché a una minore diffusione della stipulazione di polizze assicurative.

Articolo a cura di Francesco Piccoli

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