I feel good in a special way, I’m in love and it’s a sunny day. Nel 1966 i Beatles incidevano il brano Good Day Sunshine, considerato da sempre un manifesto di spensieratezza e di spontaneo ottimismo. Del resto, abituati alle piovose giornate britanniche, i ragazzi di Liverpool conoscevano bene il grande valore che può avere una giornata di Sole. Gli economisti David Hirshleifer e Tyler Shumway dell’università di Chicago, però, si sono spinti oltre.

Nel loro lavoro del 2001 intitolato, prendendo a prestito proprio le parole del gruppo inglese, Good Day Sunshine: Stock Returns and the Weather, gli autori ricercano una correlazione tra i rendimenti di mercato ed il tempo atmosferico.

Il Sole e la Borsa

Esiste un luogo comune che afferma che i mercati finanziari sarebbero in grado di fare previsioni del tempo più efficaci dei meteorologi: questo avverrebbe perché i primi sono spinti dall’interesse economico di tutti coloro che hanno investito in prodotti dell’agricoltura o in merci deperibili in condizioni atmosferiche avverse. Non ditelo ai meteorologi però.

Al di là del folklore, il paper di Hirshleifer e Shumway ricerca evidenze empiriche di come le giornate di sole possano influenzare positivamente i rendimenti di mercato: la Psicologia ha dimostrato, infatti, come una giornata soleggiata influenzi positivamente l’umore (mood) delle persone. Muovendo da ciò gli autori forniscono una misura di come questo mood agisca sui listini di Borsa. Lo studio prende in considerazione gli scambi effettuati nelle giornate soleggiate in ventisei borse valori nel periodo 1982-1997, mettendo poi a confronto per ciascuna sede la media dei rendimenti di tali giornate con il rendimento medio di mercato nel periodo considerato.

La ricerca

Dopo aver applicato sofisticati metodi statistici per la catalogazione e lo sviluppo dell’impressionante mole di dati, gli autori sono giunti ad una conclusione sorprendente: lo studio evidenzia una significativa correlazione positiva, in alcune località più accentuata che in altre, tra giornate di sole e rendimenti di mercato superiori alla media di mercato del periodo, dimostrando come il mood degli investitori possa incidere in maniera marcata sull’andamento dei prezzi. In particolare, il buon umore potrebbe avere un ruolo significativo nel determinare reazioni più favorevoli alle nuove notizie. In seguito il procedimento è stato ripetuto per valutare un’eventuale incidenza di condizioni meteorologiche avverse (pioggia e neve), senza tuttavia riscontrare alcuna correlazione.

Conclusioni

Hirshleifer e Shumway suggeriscono che, dal punto di vista operativo, una strategia di investimento basata sulla valutazione delle condizioni atmosferiche potrebbe garantire un guadagno, seppur ridotto, solamente per operatori caratterizzati da costi di transazione pressoché nulli: la consistente mole di scambi da mettere in atto per la costruzione di una strategia efficiente implicherebbe infatti per i singoli investitori costi di transazione tali da azzerare il sovraprofitto. L’implicazione più importante della ricerca riguarda invece il campo di studio della teoria dei mercati: la significatività delle rilevazioni statistiche permetteinfatti agli autori di affermareche il mercato sia influenzato da un mood. Un simile risultato appare inconciliabile con la teoria classica dei Mercati Efficienti, secondo la quale il prezzo di mercato di un’attività dipende solamente dalle informazioni disponibili,senza essere influenzato da fattori emozionali. La ricerca si inserisce dunque nel filone della Finanza Comportamentale, un campo di studio rivoluzionario e dalle enormi potenzialità a livello non solo teorico, ma anche operativo. Non ha caso Richard Thaler, recentemente insignito del Premio Nobel per l’Economia, ne è uno dei primi e più brillanti teorici.

Un motivo in più per sorridere in una splendida giornata di Sole.

Articolo di Matteo Bargetto

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