Dopo la crisi del 2007/08, le agenzie di rating sono salite alla ribalta per il loro ruolo di “recensori” dell’andamento economico di uno Stato. L’idea di poter sapere su cosa investire senza finire sul lastrico è buona e il sistema di “voti” delle agenzie è facilmente comprensibile. Tuttavia l’operato di queste società non è sempre stato limpido e immune da processi penali. Il loro voto ha ormai una valenza cruciale nell’andamento dell’economia di un Paese.

In questo articolo, cerchiamo di spiegare cosa sono, come funzionano e che valenza hanno nel mondo di oggi, le agenzie di rating. Ognuno poi si farà la sua idea sul loro operato e importanza.

Cos’è un’agenzia di rating?

Le agenzie di rating (o valutazione) sono delle società che si occupano di valutare la solidità e solvibilità di un ente emittente titoli nel mercato finanziario. Questi enti possono essere sia Stati che società. Le più conosciute e influenti società di rating sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Tutte e tre queste agenzie sono società partecipate da multinazionali, ma su questo torneremo in seguito.

Come sono valutate la solvibilità e la solidità di un ente?

Le agenzie di rating utilizzano un sistema simile a quello dei voti scolastici. Più si ha un giudizio alto e maggiore è la solvibilità con conseguente maggiore fiducia riposta dal mercato in tale ente.  Uno schema può facilitare la spiegazione del sistema

Tabella dei giudizi utilizzati dalle agenzie di rating
Tabella elaborata dall’autore

Per controllare il rating di un determinato Paese esistono vari siti che forniscono l’informazione in tempo reale. Al momento il risultato migliore per il nostro Paese è quello assegnatoci da Fitch con un BBB+. Infatti, ogni agenzia assegna un suo giudizio che non per forza coincide con quello delle altre.

Quali sono i Paesi con il più alto livello di solvibilità?

Quattordici Stati hanno un rating AAA, dividiamoli per continente:

EUROPA: Danimarca, Finlandia, Germania, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Svizzera e Regno Unito

ASIA: Hong Kong e Singapore

AMERICA: Canada

OCEANIA: Australia

Per quanto riguarda i peggiori, diciamo solo che il Venezuela vanta un giudizio oscillante tra il CC e il CCC-.

Chi vigila sul lavoro di queste agenzie?

Ogni Paese ha una sua autorità competente che lavora con i suoi omologhi stranieri. In Europa, questi “arbitri” lavorano in collaborazione con l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). Per quanto riguarda l’Italia, questo compito è svolto dalla Consob.

Critiche e conflitti di interessi

Quando il giudizio sulla solvibilità di una società è affidato a un’altra società, il conflitto di interesse è quasi inevitabile. I maggiori esperti di Economia e Finanza, concordano sul fatto che la crisi dei mutui subprime sia stata anche colpa dei giudizi troppo alti che le agenzie di rating assegnavano alle obbligazioni che garantivano questi mutui. Il dibattito sulla necessità di una riforma della regolamentazione di queste agenzie è sempre più vivo e anche il presidente della Banca Centrale Europea ha detto che “bisognerebbe imparare a vivere senza le agenzie di rating o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi”. Ovviamente anche delle eventuali agenzie di rating statali potrebbero incappare in conflitti di interesse quindi il problema non è di facile soluzione.

L’inchiesta italiana contro Standard & Poor’s

Nel 2012, la procura di Trani (Comune pugliese e attualmente capoluogo di provincia), ha aperto un’inchiesta sul ruolo di S & P’s nelle conseguenze della crisi in Italia. I reati ipotizzati erano aggiotaggio, turbativa e manipolazione di mercato e abuso di informazioni privilegiate. Giusto per non farsi mancare nulla, una mail interna di S & P’s venne diffusa alla stampa. In questa missiva, l’agenzia stessa ammetteva di aver commesso degli errori nella valutazione delle banche italiane. Tra le conclusioni emesse dalle indagini, la Procura evidenziò “una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui “mercati finanziari” a causa anche di “analisti (non identificati) inesperti e incompetenti” a mezzo di comunicazioni ai mercati fatte “in maniera selettiva e mirata in relazione al momento di maggiore criticità della situazione politica economica italiana cagionando alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità”. Tuttavia all’inizio dell’anno, la procura ha assolto i principali analisti coinvolti nell’inchiesta e i vertici della società.

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