TEORIA DEL PROSPETTO – PROSPECT THEORY

Come gli individui effettivamente si comportano di fronte a una decisione?

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rischio e remunerazione teoria del prospetto

La celebre Teoria del Prospetto elaborata  alla fine degli anni ’70 dagli studiosi Daniel Kanheman e Amos Tversky si pone come obiettivo quello di spiegare quali siano le modificazioni dei processi decisionali quando si viene a contatto con situazioni ritenute rischiose, quindi come gli uomini prendono le loro decisioni in situazioni di rischio. L’intera teoria pone le sue basi sugli studi di Herbert Simon, vincitore del Nobel per l’economia grazie agli studi sui processi decisionali. Studi che spinsero i due psicologi israeliani a chiedersi quali potessero essere le modificazioni dei suddetti  processi quando ci si trova in situazioni di rischio.

La Teoria dell’Utilità Attesa come punto di partenza

Altra solida base fu la comunemente condivisa Teoria dell’Utilità Attesa che veniva utilizzata per la descrizione del comportamento economico dei soggetti, che prenderebbero le loro decisioni in base alla probabilità di ottenere un guadagno. Nonostante ciò ci si rese conto che questo modello non risultava efficace in situazioni in cui i soggetti si trovano in situazioni di rischio e di conseguenza come le scelte degli esseri umani violassero i principi della razionalità economica.

Gli autori riuscirono a sottolineare alcuni fenomeni psicologici come:
Effetto contesto: detto anche effetto framing, sta ad indicare il fatto che il contesto all’interno del quale il soggetto dovrà prendere la sua decisione avrà un’importanza strategica sulla decisione stessa; in particolar modo i soggetti costruiscono i problemi in maniera differente a seconda del modo in cui viene strutturata la situazione problematica.  In questo senso sono due le alternative che derivano dalla scelta, un guadagno oppure una perdita, in base al punto di riferimento adottato. Se un certo esito viene considerato come un guadagno, il decisore sarà propenso a prendere decisioni non rischiose; al contrario, se il possibile esito viene considerato come una perdita, il soggetto tenderà a prendere decisioni rischiose. La Teoria del Prospetto afferma che le perdite abbiamo un valore maggiore rispetto ai guadagni. Deriva infatti da qui il secondo dei fenomeni psicologici evidenziati dai due studiosi: l’avversione alle perdite.

Avversione alle perdite: sembrerebbe infatti che gli individui siano maggiormente motivati ad evitare una perdita piuttosto che a realizzare un guadagno. Tutto ciò può portare a decisioni opposte se i risultati della scelta vengono presentati come guadagni piuttosto che come perdite.

Effetto di isolamento: secondo Kanheman e Tversky i soggetti tenderebbero a isolare probabilità consecutive invece di trattarle insieme. I decisori infatti sembrano agire come se volessero calcolare un valore sulla base dei risultati potenziali e le loro probabilità, scegliendo in questo modo l’alternativa con l’utilità maggiore. Questo fenomeno potrebbe però portare a delle preferenze incoerenti, poiché le prospettive saranno scomposte in componenti molto numerose e diverse fra loro. Si tratta, in parole povere, di una sorta di semplificazione della scelta secondo cui i soggetti tendono ad ignorare alcune alternative probabilistiche, concentrandosi solo su altre.

Dalla necessità del decisore di crearsi una prospettiva con cui affrontare le dinamiche della scelta, è possibile evidenziare la scomposizione dei processi decisionali in due fasi. La prima fase, chiamata anche fase di Editing, rappresenta una sorta di analisi preliminare delle alternative che porterà ad una visione semplificata dei prospetti disponibili, e prevede sei modalità o operazioni mentali di semplificazione:

  • La codifica in termini di guadagno o vendita, in funzione del punto di riferimento assunto. Le persone tendono infatti a rappresentar gli esiti offerti da un prospetto in base alla loro condizione al momento della scelta, oppure in base a qualche altro obiettivo che si vorrebbe raggiungere.
  • La segregazione, modalità che comprende l’isolamento di tutte quelle componenti non rischiose.
  • La cancellazione di elementi comuni a più prospettive. Per semplificare la scelta fra le diverse alternative, i decisori potrebbero eliminare le componenti che risultano comuni a tutti i prospetti.
  • La combinazione di esiti analoghi. Attraverso l’utilizzo di questa operazione il decisore riuscirà a combinare esiti fra loro identici come entità, ma fortemente diversi a livello di probabilità di realizzarsi.
  • La semplificazione in modo da arrotondare le probabilità. Con l’utilizzo di quest’altra operazione i decisori potranno semplificare alcuni elementi di un prospetto che altrimenti risulterebbe poco agevole alla valutazione.
  • Il riconoscimento della dominanza in cui avviene l’accertamento delle alternative che prevalgono sulle altre e la cancellazione di quest’ultime. Accade, spesso e volentieri, che i decisori cerchino di elaborare delle relazioni di dominanza fra le alternative scartando alcuni dei prospetti.

 

La fase che segue è quella di valutazione, in cui le versioni semplificate dei prospetti, emersi dalla precedente fase, vengono valutate e si passa alla scelta di quello con il valore più elevato.

Come già detto precedentemente, la Teoria del Prospetto poggia le sue solide basi su quella dell’Utilità Attesa, da cui differisce però per almeno tre importanti aspetti. Una prima differenza può essere ritrovata nelle modalità attraverso cui vengono valutate le probabilità in base agli esiti. La Teoria del Prospetto, infatti,  al contrario della Teoria dell’Utilità attesa, considera le preferenze come una funzione della valutazione soggettiva delle diverse possibilità di scelta e assume, inoltre, che tali valutazioni non corrispondano sempre a vere e proprie probabilità. Infatti le persone non trattano le probabilità per ciò che realmente rappresentano, ma creerebbero delle distorsioni, tendendo a sottostimare le probabilità elevate e a sovrastimare quelle piccole. Un altro aspetto estremamente interessante può essere ritrovato nella differenza fra il concetto di valore e quello di utilità, che verrà poi completamente sostituito all’interno della teoria. Infatti l’utilità viene considerata solo in termini di massimo guadagno raggiungibile, mentre il valore viene considerato in termini sia di guadagno che di perdite, assumendo in questo modo sia segno positivo che negativo, rispetto ad una certa posizione che viene assunta come punto di riferimento.

Nonostante il suo successo la Teoria del Prospetto, dal punto di vista della teoria della decisione, violava il principio della dominanza stocastica. Proprio per questo motivo venne pubblicata una versione rivista e modificata della teoria, nel 1992, che includeva le situazioni di dominanza stocastica, che prende il nome di Teoria del Prospetto Cumulativa.

La Teoria del Prospetto ebbe un cosi notevole successo soprattutto in ambito economico, tanto che nel 2002 Kanheman vinse il Premio Nobel per l’economia.

 

 

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